giovedì 25 luglio 2019

Autonomie : la scuola dei vincitori

Un nuovo contributo del ns iscritto di Napoli..l'architetto Bruno Pappalardo :





AUTONOMIE:LA SCUOLA DEI VINCITORI

25/07/2019

 di Bruno Pappalardo :

Non avremmo avuto mai il “Dolce Stil Novo”, il volgare dantesco, se non fosse stato ispirato e “copiato” dalla letteratura e poesia lirica della Scuola siciliana. La vera cultura non ha confini! Altra cosa è inventarne una di cultura, dunque, falsa!
L’Unità d’Italia, ad esempio, è stata la narrazione dei VINCITORI.
Il Sud ricco, conquistato con l’infamia, divenne colonia del Nord. I condannati a morte e delinquenti, divennero eroi, i conquistatori evangelisti. Rifabbricarono fatti e cause, sulla menzogna che diffusero nei testi di quella scuola. Da Essa non poteva che venirne il male. L’Italia non si è mai veramente mai unita.
Il ventennio mussoliniano, ebbe lo stesso destino. Per confezionarsi una propria identità, edifica la rappresentazione di se: virilità, esaltazione della forza, coraggio, arditezza. Venne, manifestatamente coartata l’architettura razionalista e futurista del Sant’Elia. Ma bisognava però, anche raccontare delle prodezze del regime. Ecco, allora, il solito trucchetto; rivolgersi al Passato! S’ergono evocativi alti colonnati come la monumentalità antica di Roma e trabeazioni narrative. Si sfila in parata coi simboli dei littori. Si da una divisa e un colore ai fanciulli e si sporca, con uno stile vuoto, un risorto grande impero. La sua scuola, infarcita di irreali virtù, é una organizzazione e manipolante di giovani menti. Lo spettacolo durerà molte vittime.
E’ valso lo stesso per la Lega Nord, che negli anni ’90/2000 ha tirato fuori, un armamentario storico-simbolico inesistente: il fiore delle Alpi, Pontida, il Carroccio e Alberto da Giussano.
Conclusione: ogni movimento politico deve possedere simboli e storie per accreditarsi al popolo, facendo nascere dalla cultura una identità purché non ingannevole.
“Graecia capta ferum victorem cepit …”, letteralmente tradotta significa: “La Grecia, conquistata, da Roma, conquistò il selvaggio vincitore” e continua con “et artes intulit agresti Latio; ossia: “e le arti portò nel Lazio agreste. “ (Orazio, Epistole, Il, 1, 156). Insomma, è certo che Roma conquistò la Grecia ma venne anche, a sua volta, espugnata dalla bellezza della sua cultura. Greggia e ignorante venne incivilita. Furono le ragioni precipue della durata della sua grandezza.
Così avvenne con Alessandro Magno. Straordinario capo del suo popolo, a solo 33 anni (323 A.C- anni della sua morte ) aveva già assoggettato la Grecia, l’Asia, l’Africa del Nord, raggiungendo perfino l’India. Volle che la cultura ellenista, acquisita dai VINTI, restasse sui suoi territori e diventasse macedone-greco-persiano.
Le grandi civiltà sono sempre genesi di grandi movimenti storici e sociali originate da grande idee. Da queste, sorge l’arricchimento integrativo della propria cultura. Nascono reciprocità e sinergie all’interno della società umana. Muta sia che il significato etnologico che la complessità del sapere acquisito in altri contesti.
La questione delle “autonomie regionali ” ad esempio, è sempre la vecchia “questione meridionale”.
Ci chiedono di credere alle separazioni regionali. Dicono che avendo autonomia, scaturirebbe una maggiore funzionalità dei territori più avanzati. Dicono anche che queste, si porrebbero a traino delle più povere e inefficaci. Un bufala! Vecchia come il Piano Marshall. La nazione spaccata in due, nasce proprio in quegli anni e dalla stessa visione di strategia espulsiva. Anche l’introduzione dell’art, V nella Costituzione sul Federalismo ne è stata causa, come negli anni ’90/2000 l’alleanza Bossi-Berlusconi, ossia Lega Nord-FI.
Infatti, nel 2010, il Sud viene tagliato fuori dalle scuole. Si vuole instaurare un regime neoliberista ma nordista. Poeti, scrittori, premi Nobel, vengono buttati fuori dai programmi ministeriali e, quindi, dai libri di testo. N’è causa la ministra Maria Stella Gelmini. Dispersi i siciliani Salvatore Quasimodo (Premio Nobel ), Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, Eduardo De Filippo, Alfonso Gatto, Grazia Deledda, (altro Nobel) Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Matilde Serao, Anna Maria Ortese e tanti altri. Entrano 17 “integrazioni”: Ungaretti, Saba e Montale, Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto. Ma anche i neorealisti Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi che potranno essere integrati da altri autori: Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello. Diciassette esempi, diciassette nomi, diciassette luoghi di nascita. Trento e il Nord-Est, tanta Milano.
Un popolo senza cultura unitaria, è un popolo defunto e incapace di programmare il futuro dei propri figli.
Dovrà, dunque, nascere una SCUOLA DEL NORD, …separatista???

Bruno Pappalardo

venerdì 5 luglio 2019

Considerazioni sulla proposta in Italia di Autonomia Differenziata del governo gialloverde.


Autonomia Differenziata..Secessione dei ricchi, ecc...



del ns iscritto Arturo Dominici

Riforma strutturale inconcepibile, addirittura con programmi sulla scuola, diversificati e settarei. Disunitaria nel concetto. I vaghi 5 Stelle che stanno a discuterne sapendo che la cosa assume un’importanza notevole per la Lega e, volendo tenere le proprie terga ben solide sulle poltrone e preoccupati  che il governo tenga, un po’ per finta e un po’ per prender tempo continuano a discuterne. Purtroppo il leader padano può impiegare 5 minuti a far cadere il governo e rifarlo con la Meloni e il residuo berlusconiano. Teme d'altro canto però che il Presidente possa indirizzare il tutto verso un temporaneo governo tecnico e che le cose poi si complichino, oppure che i vaghi 5 Stelle tentino un accordo col Pd e possano fregarlo.
Vedremo gli sviluppi d'un non edificante procedere governativo.

Arturo Dominici

mercoledì 5 giugno 2019

La Brexit per l'artista Elton John



La Brexit per Elton John : “Sono un europeo. Non sono uno stupido imperialista inglese”

Elton John si è esibito pochi giorni fa a Verona e ha detto di essersi vergognato del Regno Unito per aver votato e gestito così male il referendum sulla Brexit.
Il famoso cantante inglese ha dichiarato: “Mi vergogno del mio paese per quello che ha fatto. La Brexit ha solo diviso le persone. Sono incazzato nero con i politici, specialmente con i politici britannici. Odio fino a morire la Brexit. Io sono europeo, non sono un idiota inglese stupido, coloniale, imperialista”.

www.journwitfront.blogspot.com

lunedì 3 giugno 2019

Elezioni Europee in Portogallo …da Beatriz Goncalves, nostra iscritta portoghese.

di Beatriz Goncalves
Elezioni Europee in Portogallo: in primis socialisti, e poi crescono le sinistre lusitane.
Tiene l’accordo tra PS e PSD, ma la novità sono le sinistre progressiste davanti ai popolari conservatori!
L’astensione al 64,7%: ancora alta, pur se  scende rispetto al 65,3% del 2014.

Il Partito Socialista ( Ps) al 33,4% e ottiene 9 seggi perdendone uno rispetto al 2014.

Al secondo posto il Partito Social Democratico (PSD) al 21,9% che ottiene 6 seggi . Poi le sinistre estreme del B.E. (Bloco de Esquerda, che tiene assieme i comunisti del PCP e i Verdi Progressisti del PEV) col 9,8 e 2 seggi, che supera i conservatori del CDS – PU al 6,9 e del CDS – PP al 6,2, entrambi con 1 seggio a testa.

L’ultimo seggio dei 21 disponibili va  agli ecologisti del PAN (Persone-Animali-Natura) col 5,1%.
Niente da fare per i liberali di A (Alianca) e per i populisti nazionalisti  di Basta.
Insomma il Portogallo si dimostra un paese dove i socialisti sono inarrestabili, le sinistre progressiste avanzano e l’onda nazional/populista che cresce in Europa non sembra attecchire!
Il rosso sembra il colore in evidenza in Portogallo, in ispecie a Lisbona e la sua area metropolitana.

venerdì 31 maggio 2019

Dal nostro referente in Olanda Wouter De Wik sulle Europee nei Paesi Bassi



di Wouter De Wik

 I SOCIALDEMOCRATICI DAVANTI A TUTTI IN OLANDA. LA DESTRA POPULISTA SOLO IN TERZA POSIZIONE E BATOSTA PER GEERT WILDERS, ALLEATO DI SALVINI NEL "INTERNAZIONALE NAZIONALISTA" CON 1 SOLO SEGGIO.

I Socialisti davanti, poi liberali e conservatori dietro, e in terza posizione populisti di destra e la Sinistra verde quasi alla pari. Questi i risultati del voto nei Paesi Bassi. 
Nello specifico, il PvdA (Partito del Lavoro) dello spitzenkandidat Frans Timmermans è il primo partito con 5 seggi (18,1%, un seggio in più del 2014), poi il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (collegato coi liberali dell'Alde, col 15% e 4 seggi, uno in più del 2014 e Cda (Appello Cristiano Democratico, alleato al Partito popolare europeo al 12,3%, sempre 4 seggi : uno in meno rispetto al 2014.
Sinistra verde, in Europa nella sinistra ambientalista - a Bruxelles nella famiglia dei Verdi Europei - Alleanza Libera Europa - prendono 3 seggi, così come Forum della democrazia e nella destra nazionalista (Conservatori e riformisti), anche loro 3 seggi. Per la Sinistra è comunque un esordio, con un consenso del 11%; la Destra guadagna 1 seggio in più del 2014, con il 10,5% dei consensi. 
Ma la sconfitta e l'alt più evidente sono quelli subiti da Geert Wilders, alleato di Salvini nella "Internazionale Nazionalista" lanciata a Milano dal leader leghista : 1 solo seggio al posto dei 4 del 2014 (4,1%). 
In aumento l'affluenza col 41,3% degli aventi diritto di voto.

Wouter De Wik

(referente Olanda di "Journalists without frontiers")

giovedì 30 maggio 2019

Precisazione

Volevo precisare che subito dopo il mio pezzo susseguente per un altro blog d'un'associazione meridionalista progressista, che abbiamo voluto qua riproporre, è riportato un mio breve pensiero sul mio ruolo e del perchè di quest'iniziativa mediatica dell'associazione "Journalists without frontiers" che mi onoro di rappresentare, che invito a leggere.
Buona lettura e un in bocca al lupo a noi per questo viaggio e per quel che seguirà come pubblicazione.

Saluto esteso ai visitatori

Attilio Stolder


Un gran bel pezzo di Attilio Stolder per il blog Rubriche Meridionali del 18/11/2016

Quando scendevamo via Posillipo…



Un giovanotto degli anni 50/60 di media borghesia (quindi di famiglia non necessariamente benestante economicamente, ma solo fortunata a essere napoletana, residente in quella zona e di valori fortunatamente radicati in una sana napoletanità, nella consapevolezza d’esser nati e vivere in luogo baciato dal Signore) di quegli anni, posillipino, nato e cresciuto in quella zona, in un periodo autunnale o meglio post vacanziero, aveva di solito un look consolidato. Un pantalone chiaro da risvolti approssimativi e non definiti – di memoria marinara -, dei mocassini spesso senza calze, un maglione a “V” soffice e leggero, quasi sempre azzurro cielo e una camicia bianca dal collo spianato, aperto. Entrambi, maglione e camicia, tirati su agli avambracci prima dei gomiti. Era un vestire calibrato alla temperatura, perché l’accenno d’autunno era costantemente fresco, ma con un ancora bel sole e la rinuncia alle calze era un voler restare legati all’estate da poco passata, al mare, a qualcosa difficilmente accantonabile. Ora quel periodo dell’anno è un rebus…può essere ancora caldissimo o di poco programmabili giornate quasi fredde. Non era così…poi cambiò come tante cose dagli anni 70/80 in avanti. Se quel giovane era come me, con reminescenze ereditarie normanne (molto presenti al Sud, anche in Sicilia) o, addirittura come nel mio caso, con un papà di lontane origini trentine pur se di famiglia trapiantata a Napoli da prima della tanto deprecata unità….bè allora quel giovane assumeva un aspetto singolare : sorriso aperto, occhio azzurro in perfetto pan dan (si dice così?) col maglione, e capello biondo ondulato, semi lungo, bruciato dal sole e dal mare d’una estate troppo precocemente trascorsa! Riuscite a immaginarlo? E uno così avendo a disposizione quella strada spettacolosa fatta di curve, palazzi e case meravigliose alla sua sinistra e un panorama

mozzafiato alla sua destra con mare, spiagge, anfratti, giardini che scendevano appunto verso il mare, cosa poteva fare se non godersi una bella passeggiata (di mattina inoltrata o prima dell’imbrunire) scendendo da Posillipo verso Mergellina? Le ragioni potevano essere più d’una : puro “cazzeggio”, recarsi alla suddetta zona di Mergellina per sostare ai famosi chalet per il rituale d’un caffè o aperitivo, o a un Circolo tipo l’omonimo Posillipo, dove incontrare amici, tentare l’ennesimo bagno, e/o allenarsi a qualche sport legato al mare : canottaggio, nuoto, vela, pallanuoto….tutti nella tradizione napoletana, e specificatamente posillipina, ai quali erano (e lo sono ancora in parte) dediti i giovani virgulti là residenti. Pochi pullmann (così si diceva e non bus come oggi), auto manco a parlarne…quasi una rarità, e in compenso qualche lambretta o le prime vespe per i più fortunati.


In assenza di ciò il mezzo più in uso era la “pedicolare”, ovvero scendere a piedi e senza ansie. Sembra, me ne rendo conto, il quadro della bella vita, di chi ha finanze disponibili con faciltà e quindi il tutto troppo nostalgico, irreale e irriguardoso verso i meno abbienti.
Ma così non era. Le ansie o le depressioni erano sintomatologie quasi sconosciute; si era ovvio in un’età dove programmare il futuro e il lavoro che avresti dovuto intraprendere, ma un senso d’ottimismo diffuso in quegli anni, il buon umore e il disincanto napoletano e per giunta d’un posillipino t’aiutavano, anzi t’indirizzavano ad esser così : le cose si sarebbero in qualche modo sistemate, vivevi in un bel posto, tutto era in crescita…meglio godersi quei giorni e quei posti! Penne di sicuro di ben altra qualità della mia, come un Raffaele Di Capria, hanno raccontato quei luoghi, quell’umore, la famosa “bella giornata” da lui magistralmente descritta, un dandysmo fatto appunto di quasi zero soldi, ma di propensione a ciò che ho sopra illustrato, pur se con una velata vena amara che solo uno scrittore di così tanto spessore può cogliere e riportare in romanzi come “Ferito a morte”. Ebbene quel mondo non c’è più, non esistono le condizioni sociali perché ci sia, poco è rimasto di quel “tutto”  se non il luogo e la sua ancora forte magìa. I nuovi ricchi arroganti e col dio denaro e le “griffe” al primo posto si sono impadroniti del posto. Il ricordo però ci è concesso, e non è solo cruda nostalgia, ma coscienza di valori e approccio alla vita, alle cose, ai luoghi, da memorizzare almeno come insegnamento, riflessione e, rivedute e corrette, possibili e praticabili riproposizioni.

Attilio  Stolder