lunedì 17 febbraio 2020

Interessanti riflessioni del nostro iscritto italiano di Napoli Bruno Pappalardo sulle modifiche d'interpretazione e comportamentali delle idee politiche.



L’UNITA’
Bruno Pappalardo, 17.02.2020
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Diciamo che questi due poli, questi due estremi, Destra-Sinistra, alla faccia della Fisica,invero non si erano mai attratti;l’uno trovava il proprio nemico nell’altro …in passato appunto! Ora non è più così.
Colpa del mondo globalizzato che ha rimescolato tutto? Colpa della velocissima e stroppiata comunicazione e informazione digitale? Colpa della perdita di riferimenti geo-ideologici? Colpa di una nuova visione del mondo di cui non si sa e ne si è capito nulla?Colpa del mancato adattamento delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi metodologici produttivi? Quelli che hanno sconquassato il mondo del lavoro, del welfare, dei diritti, dell’organizzazione dei sicuri e indeterminati contratti salariali, - acquisiti nello scorso secolo ma tanto da modificare i comportamenti eil modello di società e di esistenza?
Intanto, mentre il medico studiava la cura, il malato moriva.
Mentre la Sinistra, spiazzata (senza piazza) non riusciva più a ritrovare i suoi antichi valori, si lasciava derubare, dalla Destra, i suoi precipui modelli etici e di unità,… temi cari e propri della Sinistra.
La Destra si è, fatta portavoce addirittura di integrità e rigore morale.
La Destra,per propaganda, ha messo in atto anche dispositivi di assistenzialismo annichilente: reddito di cittadinanza, riduzione dei parlamentari, stipendi e vitalizi (governo giallo-verde) mascherati da soluzioni evangeliche e per gli italiani
La Sinistra non ha saputo più compattare se stessa. Non è riuscita a rintracciare il senso della sua storia! Ossia essere accanto ai deboli, agli sfruttati, ed emarginati e ne siamo, oggi, ancora più convinti, quando assistiamo alla vicinanza d’una sinistra annacquata, sostenere “l’autonomia differenziata”, altro scippo delle poche risorse del Sud.
Chi dall’immediato dall’’Unità al dopoguerra, non veniva difeso da una vera ingiustizia incominciando dalla Ricostruzione del Piano  speciale Marshall? Chi, allora, dalla metà degli anni ‘50 doveva soffrire col Sud  e lottare per le Sue ragioni? A pensarci bene, la Sinistra non fu neppure fautore della Cassa per il Mezzogiorno.
La Sinistra “internazionalista, non poteva interessarsi di un piccolo territorio come il Sud  per una vera unità del Paese!?
Dei 20 milioni, oggi,di meridionali su 60 milioni di italiani, volendo essere freddi calcolatori, potevano diventare voti?
Non è più riuscita a riformarsi perché, nei suoi luoghi storici, il malato da curare non c’era più: la fabbrica e l’operaio politicizzato. Questo era intanto diventato povero e cercava nella politica solo chi lo illudeva di un miserevole aumento del salario o solo come vivere.
Le ideologie sono visioni di un mondo, sono la relazione tra la società e l’individuo nella sua complessità. Il format più vantaggioso di una esistenza possibile. Le ideologie sono sogni attuabili. Sono proiezioni, inconsce e materiali, di un sé che partecipa alla realtà positivista della società. Manca!
Poteva ricompattarsi intorno all’afflizione di queste terre, riconnettendo il Nord col Sud,e non più alla maniera gramsciana per l’Unità” degli operai delle  fabbriche del nord con gli agricoltori del sud, ma per la lotta d’una unità geopolitica.
Lasciato solo, il Sud soggiogato dalla una Storia d’Italia imposta, bugiarda e fraudolenta, ha subito la razzia di Mafie, Stato, e la Politica del Centralismo Nordista.
Il Sud deve sfuggire dalle strette maglie di questi tre pilastri marci dell’immobilismo meridionale insieme ad una nuova Sinistra. Ottenere crediti per saldarsi e connettersi alla grande cultura mediterranea con i suoi uomini, aziende ed eccellenze. Aprire alla ricerca e alle nuove frontiere cibernetiche per nuovi stimoli e intuizioni produttive dei nostri giovani a salvare, lottare per il loro futuro.

Bruno Pappalardo

sabato 8 febbraio 2020

Un contributo del nostro iscritto di Reggio Emilia Natale Cuccurese su l'ultimo numero di LEFT, il settimanale più prestigioso di Sinistra in Italia

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Autonomia differenziata, è Bonaccini il miglior alleato della Lega

Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.
Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:
Bonaccini: Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.
Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.
Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.
In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

lunedì 13 gennaio 2020

Una segnalazione del ns referente francese Jacques Dubois



La Sinistra Europea sempre con i lavoratori

di  Jacques Dubois

Sempre dalla parte dei lavoratori che si battono per la difesa ed il miglioramento delle pensioni, come sta succedendo in Francia. Questo il diktat espresso dal Partito della Sinistra Europea. Macron ha dovuto parzialmente fare retromarcia sullo smantellamento del sistema pensionistico nella nostra e sua nazione. La battaglia non ancora esaurita, con modalità specifiche e differenziate ma similari nella sostanza, è purtroppo in atto o bolle sott’acqua anche in altri paesi europei. La Sinistra Europea non può non richiamare al sostegno, condivisione e, dove necessario, mobilitazione in merito delle forze rappresentative ed aderenti al suo partito.

Jacques Dubois

giovedì 12 dicembre 2019

Un articolo sul voto inglese del ns referente Thomas Baker



Gran Bretagna : l’importanza d’un voto!

di Thomas Baker

Londra,12/12/2019

Oggi, 12 Dicembre 2019, un voto decisamente significativo si tiene in Inghilterra!
Il tutto può sintetizzarsi in uno scontro tra il conservatore Jonshon che si batte per la Brexit, l’uscita dalla UE, e il partito laburista guidato da Corbyn. Il primo attraverso una politica xenofoba e con il taglio dei servizi e della spesa sociale, perseguendo l’iter avviato da Cameron e Theresa May teso alla privatizzazione selvaggia dei profitti, al confronto con Corbyn che si batte per una forte manovra economica per porre fino all’austerità e l’applicazione di regole democratiche sul lavoro.
Come in Italia per la Lega anche in Gran Bretagna una classe operaia degradata e portata a livelli prossimi alla miseria ha, per reazione, dato sostegno e consenso alle posizioni nazionaliste pro Brexit. Il tutto come nei tristi anni del fascismo che richiederebbe una memoria e rivisitazione delle riflessioni di Gramsci.
Ciò nonostante nuove aree di consenso alle posizioni progressiste crescono anche per la forte crescita di registrazioni al voto che è calcolata intorno ai 3 milioni e mezzo, identificabile in una elevata quantità di giovani e minoranze di colore, presumibilmente più vicine all’ipotesi Corbyn.
Al momento il fronte conservatore è dato in vantaggio ma esistono margini di possibili diverse soluzioni, anche perché in un parlamento senza maggioranza le difficoltà a creare alleanze sono maggiori per i conservatori.
Attendiamo gli eventi….

Thomas Baker

venerdì 22 novembre 2019

Corporate Social Responsability...di Vincenzo Caratozzolo

22/11/2019

Un pezzo socio economico del nostro nuovo iscritto di Napoli Vincenzo Caratozzolo




CORPORATE SOCIAL RESPONSABILITY

La crisi che da anni funesta il nostro Paese conferma la irrinunciabile necessità del recupero di un rapporto fra etica ed economia e mostra la fragilità di un modello in cui gli operatori considerano lecito ogni comportamento in coerenza col principio dell’autoregolamentazione del mercato ed in presenza di “regolatori” sempre più deboli e prede dei “regolati”.
Occorre recuperare il concetto di “responsabilità sociale delle imprese” dove il ruolo dell’organismo economico non si limiti a garantire alti profitti all’azionista (pur legittimi essendo i fornitori del capitale) ma si estenda alla tutela degli altrettanto legittimi interessi della collettività. La protezione del lavoratore dell’ambiente, la tutela dei valori meritocratici, il rifiuto di discriminazione di sesso – razza – religione, la protezione della sicurezza delle persone, la condanna di informazione e pubblicità ingannevole, sono elementi essenziali per il recupero della credibilità del sistema. Senza, peraltro, evidenziare le piaghe della evasione fiscale e della corruzione che costituiscono in Italia i più gravi reati ostativi della garanzia di equità distributiva.
La dimensione economica delle attività della imprese non può essere perseguita senza tener conto dei suoi effetti speciali.
Il ”corporate social responsability”, in Inghilterra, ha avito ampia diffusione, peraltro supportato da efficace sistema legislativo; l’impresa, nel definire le proprie strategie ed i propri codici di comportamento, non può ignorare la ricerca di ampio “consenso sociale” e deve rendere compatibili i legittimi interessi dei suoi azionisti con le aspettative dei suoi “stakeholders”.

La breve e non certo esaustiva introduzione prelude a commenti sulla tragedia del ponte Morandi a Genova.
Premesso che i ministri della Repubblica che si sono avvicendati, dalla (non certo trasparente) concessione ad “Atlantia – Autostrade per l’Italia” dei Benetton (circa 3.500 km) all’ultima legislazione, non hanno mai rivelato le gravi inadempienze del concessionario.
L’unico che denunciò il debito di miliardi dei Benetton nei confronti della collettività fu Antonio Di Pietro, nella sua purtroppo breve veste di Ministro dell’Infrastrutture (ne sono testimone perché, all’epoca, ebbi modo con altri amici di seguire la vicenda da vicino). Le autostrade non erano pavimentate con asfalto drenante e già allora apparivano gravi carenze manutentive.
Il rischio di sospensione della concessione era concreto e fu immediatamente posto parziale riparo alle gravi inadempienze denunciate.
L’ineffabile legislatore stabilì, però, che i contratti che regolavano le concessioni autostradali diventassero segreti di Stato; veniva così ristabilito l’ignobile rapporto clientelare tra pubblico e privato in questo delicato settore.
Ma non era possibile secretare anche i bilanci; ne 2017 i bilanci di Atlantia presentavano redditività di oltre i 50 per cento e se entusiasmanti erano i risultati di esercizio non altrettanto poteva dirsi della bassa qualità delle strutture viarie e gli scarsi livelli di manutenzione.
Peraltro i lauti profitti sono quasi esclusivamente alimentati dai ricchi pedaggi il cui aumento viene stabilmente approvato da pubblici organi di vigilanza, espressione di inadeguatezza e sudditanza.
Il potere di controllo pubblico è ormai inesistente!
Basta valutare il trend degli investimenti operativi sulle infrastrutture negli ultimi anni stabilmente in calo in presenza di pedaggi stabilmente in crescita.
Né va ignorato che i favolosi utili realizzati dai Benetton hanno consentito importanti investimenti (ma non in Italia) quali per esempio l’acquisto dell’aeroporto di Nizza, l’acquisizione delle autostrade spagnole e vari altri.
E vien da chiedersi quale ruolo ha recitato l’organo pubblico di controllo in presenza del mercato rispetto agli accordi in convenzione, chi valuta la congruità dei corrispettivi?
Daniele Martini, nel suo libro “Scippo di Stato”, parla del furto delle strade.
E se è questa l’aberrante realtà delle attuali concessioni autostradali perché non valutarne la rinazionalizzazione che garantirebbe miliardi di introiti alla casse pubbliche?

In questo contesto la tragedia del ponte Morandi appare la punta dell’iceberg di un insopportabile degrado totalmente privo anche di larvati riferimenti a quel “codice di moralità mercantile” formulato tanti anni addietro da Adam Smith.

Vincenzo Caratozzolo

mercoledì 23 ottobre 2019

Stati, Regioni e Città....di Giovanni Cutolo

Riflessioni politiche/geografiche europee del nostro iscritto Giovanni Cutolo :


STATI, REGIONI E CITTA’

La civiltà ha la sua origine nelle città del Mediterraneo, tremila anni fa. Atene, Sparta e Corinto esistevano prima della Grecia, Alessandria, Tebe e Il Cairo prima dell’Egitto, Roma, Napoli e Siracusa prima dell’Italia. In effetti, l’idea di Nazione si afferma in Europa duecento anni fa. Quando grazie al crollo dell’Impero Austro-Ungarico, nascono l’Italia, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, la Serbia, la Croazia, la Slovacchia e molte altre nazioni ancora.
Ha ragione il sindaco di Napoli Luigi De Magistris quando dice che bisognerebbe rivedere il ruolo dello Stato-Nazione e ripensare quello delle Città-Stato.
Oltre il 50% della popolazione mondiale vive nelle città e si stima che nel 2030 questa percentuale potrebbe superare il 70%. Appare molto probabile che le nuove città, le smart-city,più vicine alle esigenze dei cittadini, potrebbero attendere meglio delle nazioni ai loro bisogni.Come documenta il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, le nazioni sono ormai divenute dei mostri organizzati fondamentalmente per presiedere al prelievo fiscale.Lo Stato-Nazione considera i contribuenti come sudditi e non come cittadini, trattandoli come soggetti lontani e passivi, da spremere in nome del cosiddetto bene pubblico nazionale. Inoltre, lo Stato-Nazione agisce politicamente riducendo e lesinando i mezzi finanziari delle città e dei comuni anche i più piccoli.
Gli Stati-Nazione hanno sostituito i confini regionali, vecchi di secoli, con confini politici che ancora oggi, dopo secoli, sono percepibili come innaturali. Quelli nazionali sono confini imposti con la forza delle armi o per la convenienza e per la connivenza esistente tra le grandi famiglie regnanti, a detrimento delle autonomie di regioni e città.
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Viaggiando da Barcelona verso il Nord,dopo meno di duecento kilometri, si esce dalla Catalunya spagnolae si entra, attraversando una frontiera oramai invisibile, nella Catalunya francese.Quest’assurda divisione risale al 1659 quando la Spagna cedette alla Francia i suoiterritori di lingua catalana a nord dei Pirenei. Continuando il viaggio in direzione dell’Italia si attraversa la Languedoc, la regione francese dove si parla la lingua d’Oc, poi la Provenza per arrivarein Liguria. Lungo tutto questo tragitto di circa mille kilometri, i costumi, il paesaggio, la cucina, i volti, la storia e la lingua sono uguali o molto simili.Tutto il viaggio si svolge all’interno di uno spazio ad alta omogeneità, un territorio assai omogeneo che ha resistito alla politica delle nazioni, adattandosi ma rimanendo nel fondo fedele a se stesso. Si tratta di un territorio – un consistente pezzo di mediterraneo - che è rimasto attraverso i secoli fedele alle sue matrici. In tutto il Sud della Francia si parla la lingua d’Oc che è assai simile al catalano e che si ritrova a Nizza, in Liguria e più su,risalendo fino ad alcune valli del Piemonte; la bandiera catalana a strisce gialle e rosse si ritrova costantemente fino a Nizza e in alcune località liguri; la cucina è molto simile per ingredienti e ricette. Alle spalle di Nizza,fondata dal catalanissimo Conte Raimondo Berenguer IV – francesizzato in Bérenger - si trova Barcelonnette, piccola città che reca i colori della Catalogna sul suo stemma,colori che si ritrovano anche nello stemma di Nizza e di numerose altre località della Languedoc, della Provenza e della Liguria.
Insomma la netta impressione che si ricava da questo viaggio è chesi attraversi un’unica “Regione” rimasta assai omogenea, certamente più omogenea di quanto non lo siano i tre “Stati” attraversati. E ciò conferma l’opportunità di una revisione politica e costituzionale in Italia, ma anche in Spagna e in Francia,dei rapporti istituzionali esistenti attualmente fra Stato da un lato e Regioni e Città dall’altro.

Giovanni Cutolo

21 ottobre 2019

giovedì 10 ottobre 2019

Riflessioni politiche di Bruno Pappalardo

Riflessioni politiche del nostro iscritto di Napoli/Italia Bruno Pappalardo :



NOI COMUNISTI, CLANDESTINI DELLA DEMOCRAZIA

Bruno Pappalardo . 10.09.2019

E’ dell’altro ieri la notizia di Donald Trump di aver ritirato ( e di voler continuare) parte dell’esercito americano dal confine siriano. Questo significherebbe abbandonare gli alleati curdi al loro destino che i turchi vedono come veri terroristi!

Tragica strategia!
Abbandonando gli alleati, non ci sarà più argine contro la jihad islamica e ricompariranno gli uomini neri dell’Isis. Significherà ripresa del terrorismo tagliagole che produrranno centinaia di migliaia di morti e di destabilizzante terrore in Europa.

Parrebbe identica mossa di Stalin che, secondo la “ risoluzione della UE che pone sullo stesso piano l dittatura nazista con quella comunista “

Afferma infatti che il “Patto Molotov-Ribbentrop “ tra Unione Sovietica e Germania, ovverosia l’accordo tra Stalin e Hitler di “non aggressione reciproca”, avrebbe determinato l’abbandono dei paesi dell’occidente, principalmente Francia e Gran Bretagna, alla mercé del famelico esercito tedesco.

Non è la prima volta di Trump, non è neppure la prima volta degli Stati Uniti d’America. E’ successo tanta volte a tante altre nazione e al proprio leader contro quell’altra e il proprio leader. Questa è la STORIA!

La Storia è come la Scienza, una ricerca continua per cogliere, volta per volta, un risultato, un significato a cui dare una risposta politica alla contemporaneità. La Storia, quindi, non ha certezze ma solo valutazioni.

Non servono affatto le “ lectio historia” perché sappiamo ch’esse non hanno alunni.

Puntualmente si ripetono gli errori passati, però, certo affiorano anche i valori etici e umani per la crudeltà delle guerre e dagli eccidi.  

Quando si raggiunge una “asserto storico”, una “ verità”, ebbene, è il momento per rimettere tutto in discussione con una nuova inchiesta e semmai avviarsi per una “revisione”.     

Dunque, la RISOLUZIONE UE è una vera stupidaggine!

Nel testo della “ risoluzione della UE” infatti, “NON” si parla di quali valori nacquero dall’intervento decisivo della ex Unione Sovietica contro i nazisti di Hitler e la liberazione degli ebrei nei lager tedeschi e neppure di tutti gli uomini e donne che lottarono per la libertà, parità e democrazia contro lo spregio dell’umanità.

SI parla della violenza verso il nostro prossimo: torture, anche nelle detenzioni, prevaricazioni, carcerazioni, milioni di morti, sia di militari che di civili per fame e bombardamenti e/o malati o per povertà generatasi.

Perché non aggiungere al NAZISMO e al COMUNISMO anche L’IMPERIALISMO AMERICANO che in Europa ha pilotato, gestito, manipolato le politiche di tutte le nazioni dell’unione? Durante la lotta al terrorismo in Europa ci sono stati carceri americani segreti e destinati esclusivamente alle torture. Nel 2017, Trump dichiarò che la “tortura funziona e fa bene”!

Una stupidaggine dunque, …vorrei dire alla docente dell’università la “Sapienza”, Anna Foa che racconta di fatti e non valori.

Quando fa cenno al patto Molotov-Ribbentrop, (quindi un fatto) stipulato a Mosca il 23 agosto 1939 fra la Germania nazista e l'Unione Sovietica, dimentica di dire ( ma forse non lo sa) che la Francia e la Gran Bretagna, …perfino la Finlandia, temendo più la Grande Russia della rivoluzione del ‘18 che, piuttosto che la Germania, non vollero allearsi con Stalin. La Russia (ex URSS) provò in tutti i modi. Nel Marzo dello stesso anno l’URSS, ( Stalin) con dispacci, telegrammi, documenti diplomatici, chiedeva all’occidente di allearsi con essa. Dissero di no, lasciatolo solo. Temendo per la vita del proprio popolo, allora negoziò l’intesa!

E’ la Storia di una Europa banchiera, capitalista e dunque ricca e dunque destrorsa. Cerca ora, essendo la Sinistra numericamente superiore, di rintracciare un equilibrio di forze tra potenze.

Ecco la volontà di tagliare e buttare via, col sostantivo “comunismo” milioni di persone che si troverebbero ad essere, non più liberatori e difensori delle libertà, ma sgraditi clandestini dei moti progressisti e pronti per la difesa dei deboli.     

Come non sapere che la Storia è solo l’interpretazione di chi detiene un potere? Di chi è, o chi è stato “vincitore” e detiene, ieri come oggi, il Potere Economico”? Non sapere che la Storia è mutevole e i valori contemporanei variabili ma capaci di modificare la Costituzione di ogni Paese come è successo per il titolo V in Italia compromettendo la sua unità? Come non sapere che i Gulag erano zaristi e che carceravano gli oppositori dell’impero?. Furono distrutti nel ’18 dalla rivoluzione ma riaperti nel ’30. Come non sapere che nel periodo successivo alla guerra, la percentuale dei morti, nei Gulag, sul totale dei detenuti è equivalente ai morti di oggi nelle galere italiane? E’ dall’Europa che partono dal giornalismo pagato, colpi di scure per abbattere il valore delle libertà e coloro che la difendevano: il comunismo! 

Napoli,10/10/2019

Bruno Pappalardo