sabato 23 maggio 2020

Un preciso e chiaro contributo sul momento politico europeo di Attilio Stolder, Responsabile/Referente italiano di “Journalists without frontiers”





“ QUALE EUROPA? “

Berna, 23/05/2020

di Attilio Stolder

La pandemia a livello mondiale del Coronavirus ha causato, ovviamente anche in Europa, oltre ai gravi ed ovvi problemi di salute, una serie di difficoltà economiche in particolare in paesi già afflitti da precari se non pesanti bilanci di Stato.
La reazione e i primi interventi di valutazione e proposte a sostegno sviluppate dal “Gotha” (ovvero di chi conduce il gioco economico e finanziario), è stata la solita manfrina del MES. In pratica soldi in prestito da restituire a precise condizioni che hanno rimandato alla memoria di passate e tristi vicende subite dalla Grecia. La cosa poi ha preso altri aspetti un po’ più elastici ed è tutt’ora oggetto di infinite e lunghe discussioni e trattative.
Ho avuto giorni fa la fortuna e l’attenzione di assistere sui social alla diretta organizzata in Italia dal Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti (di cui annoveriamo nella nostra associazione la presenza di più iscritti). Erano presenti Musacchio ex parlamentare europeo, Natale Cuccurese Presidente del Partito del Sud, Andrea Del Monaco giornalista ed esperto di Fondi Comune Europei, e Paolo Ferrero Vice Presidente di Sinistra Europea.
Diretta estremamente interessante di cui va dato merito e fatto i complimenti agli amici del Partito del Sud. E riguardo alla diatriba “si all’Europa” o “fuori dall’Europa” molto puntuale e semplicemente saggia la posizione espressa da Paolo Ferrero. L’Europa, piaccia o meno, è qualcosa che c’è e, anzicchè esserci supinamente o reclamare il volerne uscire, bisogna combattere per i valori e le soluzioni progressiste, assieme agli altri popoli del Sud Europa, perché non si ripeta nel continente quello che avviene da sempre in Italia con lo stantio problema Nord/Sud.
Anche noi nella nostra associazione abbiamo il referente olandese Wouter De Wik, quello danese Inger Knudsen, e il finlandese Eemeli Lehtinen…ma sono nostri amici, progressisti come da condizione vincolante per far parte della nostra associazione, e la pensano come noi e si battono contro l’atteggiamento poco condivisibile e solidale dei loro governi.
Quindi, per non prolungarsi oltre, avanti con questa visione e queste battaglie per un’Europa democratica e progressista!

Attilio Stolder (Referente Italia)


lunedì 20 aprile 2020

Considerazioni sulla ricorrenza tra malaffare e politica di Bruno Pappalardo, nostro iscritto di Napoli (Italia)




IL QUADRATO MAGICO ovvero, …il Pio Albergo Trivulzio.

Bruno Pappalardo – 10.04.2020

Eccolo:

R   O   T   A   S 
   O   P   E   R   A    
T    E   N   E   T 
A   R   E   P   O
S   A   T   O   R

E’ un quadrato perfetto! Sono cinque frasi di cinque lettere che si ripetono e possono essere lette in un verso  ma anche nel proprio contrario con un determinato significato.  Sembra uno schema enigmistico.
Venne ritrovato su una colonna a Pompei, su rovine romane di Budapest, su manoscritti medievali. Poi, su papiri e  amuleti  copti ed etiopici ma anche nelle chiese d’Europa. Venne usato come talismano da alchimisti e considerato una effige satanica altresì massonica.
Di primo acchitto si notano alcune cose. Si tratta di decodificare il senso geometrico ma anche il profondo significato teologico e filosofico traducendo le brevi frasi. Alcune lettere formano delle croci centrali. Se si anagrammano le lettere si formano, per ben due volte, le locuzioni di “ Pater Noster ”…è dunque, una figurazione cristiana o ebraica. Tanti dubbi sulle sue origini e interpretazioni filologiche.
Colpisce il fatto che ogni lettera o parola è strettamente connessa all’altra come se esistesse un vincolo chiuso e indissolubile ma generatore di un invisibile movimento annodante, congiunto come forza occulta da disvelare.
Congreghe massoniche? Iniziati o consacrati a sette? Affiliati aricche lobby di banche e religioni? Oppure semplici politici accattoni corrotti, semplici mistici pervertiti e rampanti affaristi? 
Beh, questo emblema, potrebbe essere il simbolo, oggi come ieri,  di un sistema  di interessi privati in esercizio pubblico scoperchiato, ad esempio, da Mani Pulite nel ’92 che arrestava l’ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di spicco del PSI milanese.
La storia si ripete!
Il 7 di Aprile, il quotidiano “la Repubblica” informava che, la Regione Lombardia, istituiva una commissione di inchiesta sulle morti al Trivulzio. Il presidente imposto, dovrà essere Gherardo Colombo, che, nel ’92 era stato componente del pool di Di Pietro. Aleggia sulla faccenda l’ombra di accuse e indagini dell’anno precedente, quando il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana era stato indagato per abuso d'ufficio insieme a 43 misure cautelari.
Tutto traccia una linea posta tra l’incompetenza organizzativa e il malaffare, un intreccio compatto tra politica e interesse privato. Quando c’è malaffare c’è, cinismo. Inviare dei malati Covid-19 nelle strutture per l’assistenza agli anziani è da criminali.
Il governo ha inviato i suoi ispettori al Pio Albergo Trivulzio e a tutte le altre Rsaper verificate morti sospette. Pare che al Trivulzio siano stati trasferiti, in spregio alle disposizioni di Marzo, malati, in sopravanzo e, dunque, l'ipotesi è quella di diffusione colposa di epidemie e omicidio colposo per aver nascosto casi di Covid mettendo a rischio ospiti e la vita degli operatori ignari.
Il quadrato magico è ancora vivo e vegeto. E’ da almeno prima della tragica distruzione di Pompei del ’79 d.C. La corruzione era ben nota già a Platone che restò colpito della condanna a morte di Socrate, una vera congiura politica mascherata da processo religioso.
Insomma, alla fine, perché dilungarsi tanto su dettagli su tangenti e maneggi per privati interessi?
Diceva P.P.Pasolini: “IO SO” da un suo testo tratto dal Corriere della sera" del 14 novembre 1974, con il titolo "Che cos'è questo golpe?" Non c’è bisogno di cercare troppo: “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere”.

Bruno Pappalardo

martedì 14 aprile 2020

Una riflessione sul problema europeo del ns. iscritto di Napoli Andrea Balìa




BRUTTA TEGOLA IL CORONAVIRUS PER L’EUROPA…

di  Andrea Balìa

L’idea di Europa va detto che, a prescindere di tutto, non è niente male. Un bel numero di paesi, pur con le loro differenze strutturali, storiche, economiche, politiche del vecchio continente che decidono di stare assieme sotto una stessa moneta, con regole e obiettivi, in un afflato sociale che, tra l’altro, compensi il peso politico ed economico dell’America di Trump, della dilagante e crescente economia della Cina e del peso anche della stessa Russia di Putin.
Ma ai buoni propositi devono seguire i fatti. Già da anni è palese come una concentrazione e leadership di paesi economicamente forti tipo Germania, spesso spalleggiata dalla Francia e in queste ore da alcuni cosiddetti paesi “bassi”, tipo Olanda, condiziona l’operato di questa leadership con regole a proprio uso e consumo ai danni di nazioni sorelle e facenti parte di questa Europa. Inutile rivangare la storia recente che ha subito la Grecia grazie a regole ed imposizioni della Troika al comando.
Ora viviamo a livello mondiale la crisi causata dall’esplosione del contagio del Coronavirus, in cui purtroppo sono state coinvolte nazioni già con un forte debito pubblico come l’Italia e anche la Spagna. Ovvero il Sud dell’Europa, come avvenne per altre ragioni per la nazione ellenica. Si sono chiesti nuovi e speciali interventi come gli ormai famosi Eurobond, superando vecchie e penalizzanti misure come il Mes cui la dirigenza europea insiste a proporre e a far capo tramite la Germania e l’opportunista Olanda che da riconosciuto paradiso fiscale cavalca i suoi discutibili interessi.
Inutile perfino ricordare come i tedeschi sollevati ed aiutati in periodo post bellico con l’abolizione del debito pubblico, retaggio di una guerra da loro causata, dimostrino d’avere una riprovevole memoria corta e figlia d’un autoritarismo fuori luogo che vieta loro di avere l’opportunità di restituire in parte i benefici ricevuti. Ciò è a dir poco vergognoso e i paesi del Sud Europa farebbero bene a insistere e rifiutare silenzi e risposte che mettono in dubbio le ragioni e l’esistenza d’Europa unita.
Scrivo ciò anche come iscritto a “Journalists without frontiers” con queste considerazioni accolte nel blog d’una libera associazione giornalistica europea che si fregia di collaborazioni improntate ad un’idea progressista, come specificato nel proprio statuto, che non può non sottolineare con voci di protesta il poco edificante atteggiamento non fraterno e contraddittorio ai suoi principi di chi è a capo di questa Europa.

Andrea Balìa

giovedì 2 aprile 2020

Arguta disamina sulla cosiddetta "economia socialista di mercato" cinese del nostro iscritto Giovanni Cutolo, italiano residente in Spagna!




02/04/2020

di Giovanni Cutolo

"Con la definizione di “economia socialista di mercato” si indica la struttura economica della Cina odierna, caratterizzata da un sistema misto, che cerca l’equilibrio incestuoso nel tentativo di coniugare le regole del “libero mercato” con quelle della “pianificazione dirigistica”. Sin dal 1949, all’interno di questo sistema, l’autoritarismo politico di un regime social-comunista cerca di farsi compatibile con un’economia di mercato sviluppatasi grazie ai processi di riforma degli anni Ottanta. Tale compatibilità va ricercata nella gradualità con la quale la Cina ha pilotato la ristrutturazione di un sistema economico di tipo marxista orientandolo verso le regole del libero mercato. Questa gradualità, se da una parte è stata un fattore imprescindibile per favorire il successo delle riforme, dall’altra ha lasciato in piedi alcuni fattori di instabilità. Il gradualismo delle riforme ha infatti creato un sistema in cui convivono imprese private e pubbliche, prezzi di mercato e prezzi decisi dalla pianificazione, tutela della proprietà privata e ideologia comunista, concorrenza e interventismo statale. Tutti nodi che, prima o poi, potrebbero venire al pettine.

Comunque, sia pure con notevole ritardo, il capitalismo sociale di mercato ha promosso e consentito il risveglio del gigante cinese, il quale non era mai riuscito ad accumulare le enormi risorse finanziarie necessarie per mettere in moto il cambiamento. E ciò malgrado ci fosse più volte arrivato assai vicino, individuando a più riprese processi innovativi e modalità produttive che avrebbero potuto consentire un cambio di passo e l’ingresso nella modernità. Come nel XIII secolo, quando, per esempio, il figlio del Celeste Impero costumava  decretare la chiusura delle miniere d’oro non appena le riserve del prezioso metallo sembravano essere sufficienti alle necessità di governo dello Stato. Alcuni secoli dopo, quelle enormi risorse finanziarie non mancarono invece all’Occidente e consentirono il passaggio alla modernità, attraverso quella grande trasformazione che fu la Rivoluzione Industriale. Le scoperte tecniche e scientifiche non sarebbero state sufficienti se non fossero state accompagnate da favorevoli condizioni politiche e culturali, ma anche e soprattutto finanziarie. Come quelle che, per l’appunto, si determinarono nell’Europa alla fine del settecento.

Con l’ingresso nel 2001 nel WTO-World Trade Organization, la Cina è diventata ufficialmente e riconosciutamente un player economico mondiale. È uscita dall’isolazionismo che l’aveva contraddistinta fino a quel momento, per divenire una delle BRICS, attuando una rivoluzione straordinaria. La Cina rappresenta ormai un caso assai peculiare, da qualunque lato lo si voglia osservare e giudicare. La Cina si presenta come una nazione guidata rigidamente da un partito centrale che si autodefinisce “comunista”. Economicamente si muove in modo del tutto simile a quello di una potenza “capitalista”. Molti la considerano una “dittatura” ma dimenticano che manca un dittatore in carica. Ma soprattutto sottovalutano l’enorme differenza tra la dittatura di uno e quella di molti. In Cina venerano il compianto presidente Mao, ma si guardano bene dal consentirsi la leggerezza di lasciare il governo del paese al mitico “uomo solo al comando”. Certo, in Cina i valori individuali restano subordinati a quelli della collettività e pertanto la “libertà” è andata ad abitare con il gruppo, lasciando, a noi occidentali, l’impressione di aver abbandonato il “singolo”. Ma è così da i tempi di Confucio. Sta di fatto che la Cina rappresenta oggi il più grande e interessante laboratorio pubblico di elaborazione politica, economica e sociale che ci sia.

Certamente il più avanzato.

Forse l’unico.

E quanto avvenuto durante la pandemia causata dal corona-virus, offre lo spunto per ulteriori motivi di riflessione”.


Giovanni Cutolo

lunedì 17 febbraio 2020

Interessanti riflessioni del nostro iscritto italiano di Napoli Bruno Pappalardo sulle modifiche d'interpretazione e comportamentali delle idee politiche.



L’UNITA’
Bruno Pappalardo, 17.02.2020
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Diciamo che questi due poli, questi due estremi, Destra-Sinistra, alla faccia della Fisica,invero non si erano mai attratti;l’uno trovava il proprio nemico nell’altro …in passato appunto! Ora non è più così.
Colpa del mondo globalizzato che ha rimescolato tutto? Colpa della velocissima e stroppiata comunicazione e informazione digitale? Colpa della perdita di riferimenti geo-ideologici? Colpa di una nuova visione del mondo di cui non si sa e ne si è capito nulla?Colpa del mancato adattamento delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi metodologici produttivi? Quelli che hanno sconquassato il mondo del lavoro, del welfare, dei diritti, dell’organizzazione dei sicuri e indeterminati contratti salariali, - acquisiti nello scorso secolo ma tanto da modificare i comportamenti eil modello di società e di esistenza?
Intanto, mentre il medico studiava la cura, il malato moriva.
Mentre la Sinistra, spiazzata (senza piazza) non riusciva più a ritrovare i suoi antichi valori, si lasciava derubare, dalla Destra, i suoi precipui modelli etici e di unità,… temi cari e propri della Sinistra.
La Destra si è, fatta portavoce addirittura di integrità e rigore morale.
La Destra,per propaganda, ha messo in atto anche dispositivi di assistenzialismo annichilente: reddito di cittadinanza, riduzione dei parlamentari, stipendi e vitalizi (governo giallo-verde) mascherati da soluzioni evangeliche e per gli italiani
La Sinistra non ha saputo più compattare se stessa. Non è riuscita a rintracciare il senso della sua storia! Ossia essere accanto ai deboli, agli sfruttati, ed emarginati e ne siamo, oggi, ancora più convinti, quando assistiamo alla vicinanza d’una sinistra annacquata, sostenere “l’autonomia differenziata”, altro scippo delle poche risorse del Sud.
Chi dall’immediato dall’’Unità al dopoguerra, non veniva difeso da una vera ingiustizia incominciando dalla Ricostruzione del Piano  speciale Marshall? Chi, allora, dalla metà degli anni ‘50 doveva soffrire col Sud  e lottare per le Sue ragioni? A pensarci bene, la Sinistra non fu neppure fautore della Cassa per il Mezzogiorno.
La Sinistra “internazionalista, non poteva interessarsi di un piccolo territorio come il Sud  per una vera unità del Paese!?
Dei 20 milioni, oggi,di meridionali su 60 milioni di italiani, volendo essere freddi calcolatori, potevano diventare voti?
Non è più riuscita a riformarsi perché, nei suoi luoghi storici, il malato da curare non c’era più: la fabbrica e l’operaio politicizzato. Questo era intanto diventato povero e cercava nella politica solo chi lo illudeva di un miserevole aumento del salario o solo come vivere.
Le ideologie sono visioni di un mondo, sono la relazione tra la società e l’individuo nella sua complessità. Il format più vantaggioso di una esistenza possibile. Le ideologie sono sogni attuabili. Sono proiezioni, inconsce e materiali, di un sé che partecipa alla realtà positivista della società. Manca!
Poteva ricompattarsi intorno all’afflizione di queste terre, riconnettendo il Nord col Sud,e non più alla maniera gramsciana per l’Unità” degli operai delle  fabbriche del nord con gli agricoltori del sud, ma per la lotta d’una unità geopolitica.
Lasciato solo, il Sud soggiogato dalla una Storia d’Italia imposta, bugiarda e fraudolenta, ha subito la razzia di Mafie, Stato, e la Politica del Centralismo Nordista.
Il Sud deve sfuggire dalle strette maglie di questi tre pilastri marci dell’immobilismo meridionale insieme ad una nuova Sinistra. Ottenere crediti per saldarsi e connettersi alla grande cultura mediterranea con i suoi uomini, aziende ed eccellenze. Aprire alla ricerca e alle nuove frontiere cibernetiche per nuovi stimoli e intuizioni produttive dei nostri giovani a salvare, lottare per il loro futuro.

Bruno Pappalardo

sabato 8 febbraio 2020

Un contributo del nostro iscritto di Reggio Emilia Natale Cuccurese su l'ultimo numero di LEFT, il settimanale più prestigioso di Sinistra in Italia

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Autonomia differenziata, è Bonaccini il miglior alleato della Lega

Mentre la Repubblica in pochi giorni torna a dar fiato alla Lega Nord, quella della prima ora, con una intervista a Bossi e poi con una a Speroni, che parla ancora di “questione settentrionale”, mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per sorbirci vent’anni dopo, come in un romanzo di Dumas, il probabile ritorno al racconto favolistico della Lega antifascista “costola della sinistra”, frutto di una stagione che vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, così come da Bonaccini in Emilia Romagna. Un grande errore politico, perché questa richiesta ha nei fatti legittimato la richiesta di secessione della Padania da sempre al primo punto dello statuto della Lega. La ciliegina sulla torta di una serie di errori storici che annichilendo storia e memoria dell’Emilia Romagna, e della sinistra, dimostra, come più volte affermato in campagna elettorale, che Bonaccini e Borgonzoni rappresentavano semplicemente due facce della stessa medaglia neoliberista.
Ora contrabbandare l’aver fermato la Lega alle recenti regionali in Emilia Romagna come una grande vittoria della sinistra fa francamente sorridere. Non a caso Bonaccini non appena eletto ha riaffermato, lanciando quasi un diktat al governo, la volontà di proseguire sulla strada tracciata della richiesta di Autonomia differenziata, confermandosi ancora una volta come il miglior alleato di Fontana e Zaia. Questa “sinistra” che di coraggioso non ha nulla, si dimostra così sempre più succube dell’egemonia culturale della destra italiana, come nel caso della mozione del Parlamento europeo che ha equiparato fascismo e comunismo, non a caso votata dagli europarlamentari del Pd e dalle destre unite, avendone introiettato oltre al neoliberismo rampante anche le più spudorate richieste leghiste che sanno, oltre che di egoismo, anche di un razzismo strisciante, evidente in alcuni slogan della campagna elettorale usati da parte di tutti e due contendenti.

Sono tre le affermazioni ripetute come un mantra da Bonaccini in campagna elettorale per mostrare l’indimostrabile, e cioè come sarebbe temperata e bonaria, a differenza di quella delle regioni leghiste, la sua richiesta di Autonomia differenziata. Vediamo a futura memoria, come i suoi argomenti, sulla base dei testi ad oggi conosciuti e limitandosi alla sola scuola, siano nei fatti simili a quelli leghisti:
Bonaccini: Non chiediamo più soldi e non intendiamo portarne via ad altri. Peccato che l’art. 5 cioè quello delle risorse finanziarie sia uguale per tutte e tre le regioni “secessioniste”, ed afferma che deve essere garantita la spesa “fissa e ricorrente”. Se la spesa deve essere ricorrente e ad esempio per qualsivoglia motivo vi sono minori introiti da parte dello Stato (meno tasse riscosse, crisi economica ecc) e quindi se i soldi da distribuire diventano meno, per garantire queste risorse in maniera “fissa e ricorrente”, così come richiesto in questi accordi che hanno durata minima decennale, diventa evidente che i soldi andranno tolti a qualcun altro, ed è facile immaginare da quali altre regioni sarebbero tolti. Le solite, cioè quelle del Sud. Già ampiamente depredate, visto che il Centro-Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica, a cui avrebbe avuto diritto in percentuale alle popolazione, di circa 840 miliardi di euro, pari a circa 46,7 miliardi di euro l’anno, come emerso la scorsa settimana dal rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che ha fatto i calcoli relativi al periodo 2000-2017.
Bonaccini ha sempre sostenuto che prima dell’autonomia è necessario definire i Lep Giusto. Peccato però che sulla richiesta ci sia scritto che «qualora non siano stati adottati i fabbisogni standard le regioni (“secessioniste”) dovranno ricevere almeno il valore medio procapite» rapportato ai cittadini residenti . Nella scuola questo è ingiusto perché il calcolo andrebbe fatto sul solo numero degli studenti e non su quello del totale dei cittadini. È un gioco delle tre carte, perché in questo modo l’Emilia Romagna riceve 105 euro a testa in più, la Lombardia 187 euro e il Veneto 75 euro . Complessivamente le tre Regioni prenderebbero quasi 3 miliardi in più, cioè un aumento del 17%. Se invece si applicasse, come giusto, il pro capite per studente le tre Regioni non otterrebbero alcun guadagno e resterebbero in media con le altre. Addirittura con la Legge quadro di Boccia il guadagno ( la rapina) potrebbe essere maggiore perché si tornerebbe alla spesa storica sulla base della quale a Reggio Calabria ci sono 3 asili e a Reggio Emilia 63.
Bonaccini per la scuola dice che vuole solo l’istruzione professionale  Nell’art. 27 si dice che si richiede il “secondo ciclo”, il che sembra intendere l’istruzione di secondo grado, cioè non solo quindi l’istruzione professionale esclusi solo i licei. Nell’Art 28 si richiede l’organizzazione della rete scolastica, programmazione dell’offerta d’istruzione definendo la relativa dotazione dell’organico adottato d’intesa con l’ufficio scolastico regionale, cioè assumere (come precari perché anno per anno) insegnanti in più di quelli assegnati dal Miur, finendo così con l’avere, per la stessa mansione, due contratti diversi e due datori di lavoro diversi. La Regione avrebbe così un controllo diretto sugli insegnanti per realizzare l’integrazione dell’organico, Art. 29 la competenza legislativa del sistema regionale integrato e all’Art. 30 definire la formazione delle fondazioni e le competenze legislative in ordine all’edilizia scolastica. E meno male che la richiesta riguardava la sola istruzione professionale…
Inoltre nell’art. 2 si dice che la Regione Emilia Romagna chiede materie fra cui Norme generali sull’Istruzione, quindi anche sulle relative competenze legislative sull’istruzione. Questo può diventare un utile cavallo di Troia per l’inserimento di tutto e di più dopo l’approvazione, magari facendo fare da battistrada alle regioni leghiste per le richieste più estreme, stando un passo indietro per apparire più equilibrati e meno pretenziosi, così come già fatto in passato con le sollecitazioni ai governi Conte 1 e 2.
La cosa poi veramente risibile di questa vicenda è stato il racconto pressante fatto da politici e media in Emilia Romagna sulla necessità di un voto utile al fine di formare un fronte progressista antifascista per fermare la Lega. Peccato che subito dopo le elezioni Bonaccini abbia reiterato la richiesta di Autonomia differenziata, cioè di politiche egoistiche, simili a quelle leghiste, solo meno becere nel racconto. Contemporaneamente, in vista delle prossime elezioni regionali pugliesi, Renzi e la ministra Bellanova han dichiarato di non volere sostenere l’attuale Presidente, Michele Emiliano, rischiando così seriamente di favorire il centro destra e i leghisti in quella regione. In altre parole quanto sostenuto in Emilia, sulla necessità di un coeso ed esteso fronte per bloccare le destre rampanti, è stato smentito pochi giorni dopo per le elezioni per la Puglia. O forse l’Emilia Romagna vale meno della Puglia nella mente di questo genere di politici progressisti riformisti.
In tutta questa melassa per stomaci forti vengono alla mente le parole di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Natale Cuccurese è presidente e segretario nazionale del Partito del Sud-meridionalisti progressisti

lunedì 13 gennaio 2020

Una segnalazione del ns referente francese Jacques Dubois



La Sinistra Europea sempre con i lavoratori

di  Jacques Dubois

Sempre dalla parte dei lavoratori che si battono per la difesa ed il miglioramento delle pensioni, come sta succedendo in Francia. Questo il diktat espresso dal Partito della Sinistra Europea. Macron ha dovuto parzialmente fare retromarcia sullo smantellamento del sistema pensionistico nella nostra e sua nazione. La battaglia non ancora esaurita, con modalità specifiche e differenziate ma similari nella sostanza, è purtroppo in atto o bolle sott’acqua anche in altri paesi europei. La Sinistra Europea non può non richiamare al sostegno, condivisione e, dove necessario, mobilitazione in merito delle forze rappresentative ed aderenti al suo partito.

Jacques Dubois